Vivere con gli oggetti

Monika Hoinkis vive a Berlino e lavora come designer presso art+com; insegna all’Università delle Arti e scatta foto. Si è laureata all’UdK nel 2005 (Visual Communications/Digital Media). Non la conosco personalmente ma ho trovato cose interessanti che riguardano un’esposizione risalente proprio al 2005. La riporto qui perché, secondo me, è riuscita in modo comunicativo a lavorare su uno dei grossi problemi dell’uomo moderno, altresì detto uomo funzionale (citando Baudrillard).

Il progetto “Living with Things – The subjectified objects series” è composto da 7 oggetti quotidiani che tentano di scoprire il proprio grado di soggettivazione da parte dell’utente, vale a dire quanto riescono a entrare in intimità con esso. L’interesse è capire che tipo di emozionalità può nascere dal rapporto tra gli oggetti e l’uomo. Usando gli oggetti di Monika si crea una relazione simbiotica: they need you as much you need them. Ovviamente l’intero progetto ha una certa linea poetica come ispirazione/obiettivo e gli oggetti non devono essere intesi come mirati a una produzione, tanto meno in serie. Mi è piaciuta la sensibilità di questa designer-artista che ha colto nel segno una delle tante conseguenze della crisi – inconsapevole – dell’uomo contemporaneo dovuta al surplus e all’esubero produttivo.

La lampada da tavolo senza stabilità. Per funzionare a dovere bisogna tenerla sempre in mano, toccarla, sentire il suo calore. Sarà felice di illuminare il nostro lavoro. La nostra vita.

Via tutte le braccia snodabili della struttura, rimane solo la tela che ripara. Se non dalla pioggia, da qualcos’altro…

Le cuffione senza l’arco mantengono il loro buon utilizzo, ma per sentire bene la musica sarà necessario prendere entrambi i magneti con le mani e premerli contro le orecchie. Finalmente un vero momento di concentrazione: “Sto ascoltando la musica“. Nel vero senso della parola.

Una sveglia amica: non è possibile programmare l’ora della sveglia. Il fastidioso suono si ottiene solo tirando la catenella e smette non appena la si rilascia. Chissà se, giocando con quel suono, non cominci anche a piacerci il lunedì mattina…

Questa radio è come un cucciolo: ha bisogno della presenza fisica. Per funzionare bisogna tenersela appresso, attaccata al corpo se no smette di funzionare. Così si è obbligati a portarsela dietro per ascoltare la radio, un po’ come un figlio…

In questo lavoro non è assolutamente importante la forma finale o il risultato estetico degli oggetti, quanto l’intenzione dell’artista. Credo anche che ci sia riuscita piuttosto bene, evitando “sorprese a effetto” o altri giochini meravigliosi che tanto piacciono agli appassionati di design del momento…che lo confondono con gadgetteria.

Riappropriandosi dell’affettività per gli oggetti del proprio quotidiano e abbandonando l’abitudine diffusa “U.S.A. e getta” è possibile, secondo me, continuare a produrre oggetti sensati per l’uomo, seppur senza affanni e stress economici.

* Questo post é stato pubblicato per la prima volta su relaxdesign il 3 dicembre 2007.

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