Il valore dei soldi

Perché i presunti oggetti di design costano così tanto?

È una domanda frequente, e in fondo appropriata, a mio avviso.

Una cosiddetta sedia di design arriva a costare decine di volte più di una da grande magazzino. Ad esempio: catalogo alla mano, per la Plia di Castelli si possono spendere più di 200€, mentre la stessa tipologia di seduta (ora fuori produzione) venduta all’IKEA non arrivava a 10 € (9,90 €, per la precisione).

plia

Non mi dilungherò a trattare nuovamente l’argomento plagio, già ampiamente esaminato in un precedente post, ma mi chiedo: cosa stiamo pagando, quando spendiamo così tanti soldi per un oggetto prestigioso? Le sedie famose sono forse più comode di quelle economiche? Non è detto, non sempre, spesso no.

A volte, però, la mancanza di equilibrio nel rapporto qualità/prezzo viene in parte bilanciata dall’uso di materiali pregiati e tecnologie di fabbricazione all’avanguardia. A volte. Certamente comprando un oggetto di design paghiamo la cultura progettuale di chi l’ha creato. Questo sempre, ci si augura. Ma ciononostante l’abisso non si spiega, le ragioni elencate non colmano la distanza.

Perché?

Perché, inutile dirlo, quello che noi paghiamo è la fama, il pregio, la notorietà, tanto quella del designer quanto quella dell’oggetto. Una notorietà che ha molti altri nomi, possiamo chiamarlo status symbol, appartenenza ad una classe sociale, senso di identità, volontà di mostrare denaro quindi prestigio, insomma le solite cose. Le stesse identiche caratteristiche che si potrebbero elencare per le macchine di lusso, i vestiti alla moda, gli occhiali griffati o la televisione al plasma. Viviamo nell’era del consumismo e siamo schiavi della materialità che ci circonda. Fin qui niente di nuovo.

Tanto che questa mia riflessione non voleva essere una sterile critica rivolta alla moltitudine di oggetti deluxe che ci circondano, ma piuttosto un invito, indirizzato specialmente ai futuri progettisti, a considerare il prezzo delle cose.

Come ci fece notare un giorno a lezione un nostro professore, l’ing. Gianluca Medri, “noi paghiamo gli oggetti con la vita”.

Mi spiego. Si suppone che, eccezion fatta per qualche (non troppo raro) caso, il lavoro sia la forma con cui si guadagna il denaro necessario al proprio sostentamento. Di fatto lo stipendio non è altro che il compenso per il tempo impiegato, da cui: le ore di vita che investiamo nel lavoro sono il vero prezzo di ciò che compriamo. Un esempio intuitivo: se una sedia vale 10 € ci costa quanto…? diciamo un’ora di lavoro; se ne vale 200, per pagarla impieghiamo 20 ore della nostra vita.

Se un progettista propone un oggetto che costa più di ciò che vale sta rubando soldi, quindi tempo lavorativo impiegato per ottenerli, quindi ore di vita alla gente. E “un designer non dovrebbe rubare vita alla gente”, io credo. Perciò è sempre doverosa un’opportuna attenzione agli stadi metodologici della progettazione, non solo perché l’equilibrato pensiero sui materiali, i componenti, i pezzi costituenti e quindi i costi di produzione, di mantenimento, di montaggio, sono le parole chiave di una strategia impresariale che ha come principale (ed ovvio) obiettivo il profitto; né perché gli stessi concetti di sobrietà proficua siano soltanto la chiave di lettura eco-sostenibile della produzione; ma anche e soprattutto perché progettare un oggetto con il miglior rapporto qualità prezzo significa salvare il consumatore dallo sperpero di soldi, quindi tempo, quindi vita.

Perciò progettisti: dato per scontato che il costo finale del vostro progetto in larga parte non dipenderà da voi, tenete presente che avete comunque un grosso margine di lavoro, e quindi una grossa responsabilità. Come già detto, è fondamentale che un progetto sia essenziale, non perché il minimal vada sempre e comunque di moda, non sto parlando di estetica formale, parlo di sostanza progettuale: di facilità di costruzione, di velocità di montaggio, di parsimonia delle parti costituenti, di riflessione sui materiali, di sfridi ridotti al minimo… in altri termini: la responsabilità materiale della produzione e quella morale dell’economia.

9 commenti

Archiviato in Design Consapevole, Design Etico, Discorsi sul Design

9 risposte a “Il valore dei soldi

  1. Arturo

    Il bello è che tu puoi spendere i tuoi soldi come meglio credi, nessuno ti obbliga ad acquistare un sedia a 200 euro invece che a 10 euro

  2. Michele

    In tutta sincerità non mi sorprende assolutamente il valore che viene dato ad un oggetto del design anni 70, nel quale oltre a tutto il resto paghi anche la geniale progettazione dell’oggetto. Sarei curioso di sapere invece come riescono (riuscivano) a commercializzare una sedia pieghevole (che non si avvicina neanche minimamente alla Plia) ad un prezzo del genere. Con €10 riesci a coprire le spesa della materia da utilizzare (se parliamo di tubolari d’acciaio piegati/curvati). Poi ci sono i costi legati all’assemblaggio, al marketing ed ovviamente al margine di guadagno dell’impresa.
    Il problema è che la grande distribuzione sta drogando il mercato, strozzando i piccoli produttori o terzisti e delocalizzando in paesi in cui la manodopera è a bassissimo costo perchè senza tutele. Allora ti è chiaro il perchè una sedia pieghevole che dovrebbe costare 30/40 € la vendono a 10€

  3. A volte il valore di un oggetto non è immediatamente individuabile.
    Ciò che appare identico o molto simile può rivelarsi ben differente, e potrebbe essere il caso delle due sedie di cui sopra.
    Tuttavia è bene tenere a mente sempre che il valore di una cosa non è sempre per forza direttamente proporzionale al suo “prezzo”.
    Se ciò fosse vero allora un qualunque regalo, siccome non costa nulla, non varrebbe niente.
    Per quanto riguarda poi il fatto che la grande distribuzione stia strozzando piccoli produttori o terzisti….verissimo ma……. attenzione!….pensare a misure protezionistiche è pericoloso e dannoso.
    Il libero mercato è un sistema in evoluzione, in grado di portare miglioramenti continui; è vero che il piccolo produttore può soccombere se non sa o non può adattarsi ma di ciò se ne avvantaggerà un numero grandissimo di persone.
    La globalizzazione è un fenomeno in pieno corso di svolgimento; viviamo un momento di grandi disequilibri ma questo è un fenomeno naturale che proseguirà, volenti o nolenti, fino in fondo e solo allora, una volta raggiunto il nuovo equilibrio, ne capiremo la vera portata.

    • “Oggi si conosce il prezzo di tutte le cose e il valore di nessuna” commentava Oscar Wilde. Il valore degli oggetti lo stabiliscono le persone, non il mercato ovviamente. Ma é per colpa del mercato che spesso siamo indotti ad attribuire un valore “sbagliato” a un oggetto che, anche senza volerlo, entra nelle nostre case e nella nostra quotidianitá, stabilendo altrettanto involontariamente un rapporto – mi si consenta il termine – anche di “affetto”. Tuttavia, come per gli affetti veri e propri, esiste chi é piú o meno capace di individuare i propri affetti (affezioni) per le proprie “cose”. Concludo citando Jonathan Chapman, del quale consiglio vivamente la lettura: “Come designer responsabile non posso piú tollerare la superficialitá del design. Gli oggetti Ikea hanno il pregio di portare delle belle forme in casa di tutti peró sono un po’ come quelle storie che cominciano con una frase bellissima, ma poi vanno avanti ripetendola all’infinito. La loro capacitá narrativa é limitata.”
      La sfida (lanciata da Chapman) é creare oggetti che abbiano una “narrativa duratura”. Per spingerci a conservarli. Ecco il significato del messaggio di questo post.

  4. il prezzo e il costo sono due variabili differenti della stessa equazione.
    il prezzo che paghiamo una cosa quasi mai incorpora i costi reali
    che devono essere sostenuti per produrla.
    oggi si parla molto di prezzo ambientale. quanto costa realmente un prodotto o un servizio? si comincia da poco, quando si acquista un oggetto complesso come un elettrodomestico, a pagare un contributo per la dismissione. certo il piccolo contributo non è il costo intero ma un contributo, come per l’appunto dice la parola.
    ho visto un film recentemente dove un uomo faceva vedere una richiesta per la procreazione alla sua compagna. nel film si immaginava un futuro dove una coppia per avere un figlio deve fare una richiesta formale con tanto di carta bollata per avere la possibilità di fare un bambino…
    ora qualcuno potrebbe obiettare ma cosa centra questa storiella col design e con il costo della merce?
    Invece centra eccome perchè se non si capisce che le merci sono il prezzo che dobbiamo pagare per la nostra libertà, non si può discutere di design.

  5. nadia

    Ingialliscono alla luce, si venano con estrema facilità, si macchiano all’interno del tubolare, ci vogliono mesi per un pezzo di ricambio a cifre esagerate. Siamo alle solite, i designer si preoccupano del progetto ma non seguono le fasi della produzione, per cui i materiali usati sono scadenti. L’unica cosa che mi è rimasta in buone condizioni è il gancio per appenderle, caro anche quello.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...