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Design chairs free wallpapers

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Per tutti gli appassionati (come noi) di sedie d’autore é impossibile non apprezzare questi 20 bellissimi wallpaper (o sfondi per desktop che dir si voglia) disponbili come download gratuito, in formato .zip, presso il sito sub88, sezione “download”. Sub88 é l’alias di David Vineïs, un digital artist e designer francese; ha lavorato come art director per numerose etichette musicali ed é attivo dal 2000. Se volete vedere qualcos’altro di suo date un’occhiata al suo portfolio!

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ARTE o DESIGN?

Se la funzione del design, oggi, non è più (solo) quella legata al lato ingegneristico di un mobile… se il dovere di un lampada non è più (solo) quello di fare luce… se il design oggi, non solo risolve problemi tecnici, ma pone delle domande, invita alla riflessione, stimola pensieri… non starà sfociando nel campo della sua imponente vicina di casa, non staremo parlando di arte?

Perché il segno distintivo dell’arte, soprattutto quella contemporanea, è proprio questo: porre quesiti, mostrare paradossi, spronare le menti, alimentare la curiosità. Allora dov’è la differenza? Tanto più che in questo momento storico il bello non è più un valore di rilievo. Così come hanno perso di significato le espressioni “mi piace – non mi piace”, che ormai non sono più un metro di valutazione. Non, almeno, in un’epoca concettuale in cui non è l’opera in sé, uscita dalle mani di un artista, ad avere valore, ma le motivazioni che l’hanno spinto a crearla.

Perché le belle arti non si preoccupano più (solo) delle belle forme, dei bei colori, delle belle simmetrie. E il design, nato come una forma di arte applicata, non si interessa più (solo) di piacevolezza, di comodità, di superfici soffici e angoli smussati.

Tanto per citare uno tra i tanti, ricordo gli oggetti della storia del design bruciati da Maarten Baas. Non si può certo dire che, dopo una totale e distruttiva combustione, la bellezza delle forme e la pregevolezza delle superfici originali si siano conservate. Ma c’è ancora, innegabilmente, un valore estetico. Mutato, sì, ma indiscutibile.
Perciò, pur rimanendo due realtà ancora separate, perché contrassegnate comunque da prerogative, spinte e motivazioni differenti, l’arte e il design continuano ad avvicinarsi per modalità e scopi sempre più simili.

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Perché fare design?

Questa personale analisi critica sul design parte da una domanda. Che è la diretta conseguenza del quesito che il designer italiano Paolo Ulian ha posto agli  studenti dell’ISIA di Faenza durante il seminario “Sensibile – Il design come creazione di senso” del 2007. La domanda era la seguente:

“Credete che sia giusto il mestiere che fate?”

Ed io personalmente aggiungo: pensiamo che sia utile, il mestiere che facciamo (o meglio: faremo)?
Se lo chiedessimo a Philippe Starck probabilmente ci risponderebbe di no. Racconterebbe di essere un designer di regali di Natale. Direbbe che il design è inutile, che il suo lavoro è inutile, e ch’egli si sente un impostore. In un certo senso è un discorso non privo di ragione. C’è chi dice che il design storicamente sia nato per incrementare le vendite delle aziende. Del resto, come sosteneva Raymond Loewy, “La bruttezza si vende male” (Never Leave Well Enough Alone, 1951); parole che possono essere interpretate asserendo che il design dev’essere solo un’arma di marketing per i produttori, che così renderanno i loro prodotti più ammiccanti e più appetibili, aumentando i loro fatturati. Ed è innegabile che ci sia una corrente del design contemporaneo che disegni oggetti di lusso prodotti da grandi marchi e venduti a ricchi clienti. Il regno del superfluo, insomma, figlio di un consumismo sfrenato e padre di una commercializzazione della firma; parliamo di un design narcisistico che ama godere della propria immagine patinata, che ama luccicare di se stesso e della propria foto sulle prime pagine delle riviste di settore.
Parliamo ad esempio di quei creativi come può essere Karim Rashid, che ha presentato due anni fa, durante il Fuori Salone a Milano 2007, la “Cliquot Loveseat”, una doppia seduta romantica ottima per le coppie, elaborata in collaborazione con la casa produttrice di vini “Veuve Clicquot” e che infatti prevede un apposito cestello per lo champagne, proprio al centro della seduta. Superfici patinate, uso smodato di plastica, color rosa shocking a firma dell’autore; prezzo stimato: 10 mila dollari. Continua a leggere

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