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Design is on fire!

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Se è vero che Maarten Baas ha introdotto il concetto di “design bruciato” con la sua serie Smoked allora tanto vale parlare anche del design “che brucia”. E’, più semplicemente, un modo come un altro per ribaltare quei complessi discorsi sul design e sulle sue correnti, una volta tanto.
Per esperienza personale posso affermare che i migliori progetti “concreti” (quelli cioè che non hanno bisogno di niente più che la semplice descrizione per capirne il significato) rimangono quelli tedeschi. La mentalità teutonica ha mantenuto quella bella abitudine di creare progetti-oggetti…e non dilungarsi tanto sulla “cultura solida”.
Una delle caratteristiche più evidenti rimane la finitura: non troverete un’imperfezione o una sbavatura. Gli oggetti tedeschi sono molto ben rifiniti, spesso dalle linee semplici e, più in generale, formali ed eleganti. Non si può sbagliare.
Ritornando al “design che brucia” mi piace segnalare un paio di oggetti creati apposta per cucinare all’aria aperta.

BabyQ® Realizzato da Erik Lieberenz, designer che vive nella Berlino viva e che conosce molto bene le abitudini estive dei berlinesi, ovvero passare le domeniche pomeriggio al parco pubblico dove è consentito fare il barbecue all’aperto (!!). Erik e il suo studio PDB (Profi Design Berlin) hanno creato  questo fornellino smontabile e portatile, realizzato in acciao e facilmente lavabile. E’ un oggetto semplice ma piuttosto carino, in cui le linee sono tutte funzionali: la lamiera piegata tiene stretta la parte interna, la quale a sua volta sorregge la mini-griglia. Si può dire tranquillamente che la forma dell’oggetto ne segua la sua funzione…esprimendosi con grande funzionalità. Date un’occhiata al sito PDB.

Fireplate by Radius Design Anche in questo caso siamo di fronte ad una riflessione sul fuoco all’aperto. A cominciare dall’esperienza dei boy scout fino ai falò da spiaggia, risolvendo con stile anche la possibilità di cucinare liberamente. Fireplate è un caminetto per spazi aperti, è studiato appositamente per ospitare legna e/o carbone. E’ realizzato completamente in acciaio; il piatto di circa 75 cm è dipinto di nero. Potete trovare altre informazioni sul sito ufficiale.

Riflessione. Se si deve parlare di oggettini concreti, utili e belli ecco che BabyQ e Fireplate rispondono in pieno a queste esigenze. Forse si tratta di esigenze non percepite da tutti (magari in Italia), ma certamente da una buona parte del nuovo pubblico attento anche al design…oltre che al prezzo.
:)
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Salone del Mobile Milano 2007

Some pics of the Salone del Mobile in Milan, year 2007. Just to see some differences among design from New Zealand, Turkey, France and…Marcel Wanders!

;)

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Materious e Discursive: il design culturalmente “sostanzioso”

Durante la mia visita di quest’anno presso lo stand allestito dal collettivo olandese Tuttobene (nel garage Lotus in via Savona 6) ho potuto constatare con piacere quanta collaborazione ci sia tra designer di tutto il mondo. Quest’anno Tuttobene ospitava ben cinque amici/colleghi non olandesi:

  1. Constantinos Hoursglou Design (CHD) – Svizzera
  2. Design Pyrénées Editions – Francia
  3. Joel Tobman Design – Canada
  4. Bubble u project – Corea del Sud
  5. Materious – Stati Uniti

Quest’ultimo nome, Materious, é quello che mi ha attirato maggiormente l’attenzione grazie ai lavori esposti.

Materious. Imparo con piacere che lo studio é composto da marito e moglie (almeno credo), Stephanie e Bruce M. Tharp, che vengono da Chicago e che non sono certo dei designer alle prime armi. Prima di tutto sono degli intellettuali, e ne costiutisce un valido esempio il lavoro esposto a Milano quest’anno: otto nuovi progetti che prendono in analisi aspetti sociali, psicologici e ideologici presentati (simbolicamente) da otto tra i pensatori di maggior rilievo del Novecento: Marx, Ghandi, Loos, Darwin, Hegel, Nicot, Freud e Franklin.

La parola “Materious” é un sostantivo inglese ormai desueto. Significa sia “materia” (“matter”) che “importante” (“significant or important”). Allo stesso modo i due designer si sforzano di immaginare e produrre oggetti che abbiano della “sostanza”. Particolarmente interessati all’ambito domestico, gli oggetti di Materious spaziano dal funzionale al commerciale, dalla provocazione al sociale. Ultimamente si stanno concentrando su nuove possibilitá per gli oggetti, aldilá dell’estetica e della funzione.

“With our projects we strive to move beyond the culture of ‘products’, and instead deal with a culture of ‘objects’ that contribute to social interaction and social discourse.”

“Coi nostri (nuovi) oggetti ci sforziamo di spostarci oltre la cultura del prodotto verso una cultura degli oggetti che contribuisca all’interazione sociale e al dialogo.

Piggy. Piggy offre uno spostamento  nell’immaginario del classico salvadanaio a forma di maialino. Con grande semplicitá vuole insegnare ai bambini cos’é la caritá e sposta  la loro attenzione verso i meno fortunati. I risparmi personali vengono introdotti nel maialino grande mentre i soldini per la beneficenza vanno introdotti in quello piccolo. La filantropia, quindi, puó essere il tema di Piggy. Come insegnava Gandhi.

MFB (Marxist fruit bowl). Carlo Marx scriveva che gli oggetti non sono solo cose materiali, ma anche oggetti sociali che riflettono le relazioni umane. Il portafrutta di Marx ha la forma della classica cassetta della frutta che ne ricorda l’origine, cosi come di coloro che ne hanno reso possibile la possibilita di scelta e di acquisto a beneficio di tutti gli altri. Continua a leggere

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Salone del Mobile di Milano (2009)

Aprile si annuncia immancabilmente con l’appuntamento imperdibile del Salone e del Fuori Salone. Giunta alla sua 48esima edizione, bisogna ammettere che seguire l’intero evento é un vero e proprio impegno, oltre al fatto che é praticamente impossibile. Personalmente sono molti anni che lo frequento e, sebbene negli ultimi anni sia riuscito a ritagliarmi almeno 4/5 giorni per soggiornare a Milano, quest’anno non sono bastati neanche 8 giorni completi per poter battere il record e dire “Ce l’ho fatta, ho visto tutto il Salone!”.

Non parlo della fiera di Rho (che, di solito, tralascio o passo velocemente in rassegna) bensí del famoso “Milan Fuori Salone”, ovvero un insieme improbabile di eventi – tra vernissage, aperitivi e inaugurazioni varie – sparsi per tutta Milano, concentrati soprattutto in centro e nella gettonatissima Zona Tortona.

Partendo dal presupposto che visitare tutte le esposizioni é praticamente impossibile, salvo per vincere una qualche scommessa, che peró non consentirebbe certo di capire ed apprezzare, é necessario organizzarsi. Da anni il noto magazine Interni offre al pubblico la Guida Fuori Salone Milano grazie alla quale é possibile farsi strada tra le decine di eventi quotidiani. Tuttavia non bisogna credere che sia cosí facile. Quest’anno erano elencati ben 400 eventi (dal 21 al 27 aprile), molti dei quali – peró – privati. Devo ammettere che l’iniziativa di mettere a disposizione anche una versione online della guida (Guida Fuori Salone.com) é stata un’ottima idea…poiché é stato solo grazie a “My Agenda” che ho potuto gestire degnamente i miei spostamenti in mezzo al traffico di Milano.

Considerazioni. Sebbene la settimana del Design sia indiscutibilmente la piú vivace e piú divertente di Milano, anche quest’anno la cittá non ha offerto molti aiuti per poterla gustare in pieno: essendo molti showroom piuttosto lontani dalle fermate della metro e dei bus bisogna camminare moltissimo, col risultato di arrivare all’ora dell’aperitivo veramente esausti (vedi foto sopra, scattata l’ultimo giorno al Salone Satellite!). La nuova segnaletica di Zona Tortona (realizzata dallo studio Paladini) é  stata l’unica a dimostrarsi veramente utile se paragonata a quella di Interni, per esempio, i cui stendardi di stoffa hanno sofferto moltissimo le raffiche di vento che ha tirato, costringendo gli espositori a spostarle all’interno, col risultato di confondere molti visitatori (me compreso) che si sono trovati disorientati, senza piú alcun riferimento, molte volte. Continua a leggere

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